il canto ai Quattro Leoni

Per decenni la Trattoria dei Quattro Leoni ha avuto una conduzione familiare con la Gina, la storica cuoca che offriva piatti tipicamente fiorentini a prezzi veramente popolari.

La storia moderna della Antica Trattoria e Fiaschetteria dei Quattro Leoni ha origine nel secondo dopoguerra, quando era una delle tradizionali fiaschetterie fiorentine, ovvero uno spaccio di vino, salumi, formaggi e crostini.

Nel maggio 1995, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento la trattoria ha riaperto, mantenendo e accrescendo la sua già evidente toscanità: i vecchi soffitti restituiti a nuova vita, con le travature di legno riportate in luce, le mura in pietra, gli archi di mattoni rossi che affiorano dalle pareti in grassello di calce, il pavimento in cotto.
Quest’anno i 4 Leoni celebrano il 20° anniversario, alla guida sempre Stefano Di Puccio che con la sua energia ha fatto dei 4 Leoni molto più di una semplice trattoria toscana, imprimendo al locale un carattere decisamente contemporaneo, elegante. Ci piace definirla, con le parole di alcuni nostri clienti, “una chic trattoria”.
Da marzo a novembre, poi, è possibile mangiare all’aperto, in un bel dehor su piazza della passera, racchiuso da piante e fiori, rose, aromatiche, fiori di campo oppure ciclamini, piantati e curati di persona dallo stesso Stefano di Puccio.
Tutto intorno, negozi, studi d’arte e antiche botteghe artigiane. Qui, come un tempo e come in tutto l’Oltrarno – forse l’unica quartiere a conservare intatto il carattere più genuino di una città che rischia di essere snaturata dal turismo – si trovano ancora restauratori, corniciai, fabbri, falegnami e intagliatori e decoratori e antiquari.

500 4 Leone
Trattoria 4 Leoni Firenze ingresso
Trattoria 4 Leoni Firenze ingresso

Piazza della passera: un angolo della vecchia Firenze che invano cerchereste sulla cartina (o forse non più).

Piazza della passera non è altro che lo slargo tra via dello Sprone (che deve il suo nome all’angolo acuto fra piazza Frescobaldi e Borgo San Jacopo, che forma quel caratteristico edificio angolare con la terrazzina belvedere e la fontana sormontata dallo stemma mediceo, opera del Buontalenti), via de’ Vellutini (parallela alla ben più nobile via dei Velluti, dal nome della potente famiglia di mercanti di lana e di seta, stretta quasi come un corridoio), via de’ Sapiti (una volta chiasso degli Angiolieri, dal nome di un’altrettanto nobile famiglia) e via Toscanella (che è quasi stata sempre frazionata e ha avuto varie denominazioni: canto de’ Marsili, via del canto ai quattro Pavoni e via del canto ai quattro Leoni. Quella attuale viene invece dalla nobile famiglia Toscanelli Dal Pozzo).
Sull’origine del toponimo, solo dal 2005 ufficialmente riconosciuto ma perlopiù ancora assente negli stradari, ancora si dibatte, tra leggende più o meno poetiche.

Ci si arriva comodamente a piedi abbandonando, per un attimo, il consueto percorso turistico che dal Ponte Vecchio, attraverso via Guicciardini, porta in piazza Pitti. Poco prima di questa piazza girate a destra in via dello Sprone e dopo pochi passi si aprirà davanti a voi uno slargo inaspettato: è piazza della Passera, che vi mostrerà una Firenze bella e poco nota, popolare e ricca di botteghe artigiane. È questa la Firenze tanto cara a Ottone Rosai e a Vasco Pratolini, per citare solo alcuni tra gli artisti e gli intellettuali che hanno amato questo scorcio appartato, con i suoi “chiassi”, gli “sdruccioli” (strade in pendenza) e i “canti” (angoli di strada) dai nomi antichi e affascinanti: canto dei Quattro Pagoni o Pavoni e appunto il canto ai Quattro Leoni.

Il canto ai Quattro Leoni è l’antico nome dato al crocevia tra via Toscanella e via dei Velluti ove esiste o meglio, resiste ancora, parte di un bassorilievo in pietra raffigurante appunto un leone rampante: è il “marzocco”, simbolo guerriero e virile della Repubblica Fiorentina che deriva il suo nome dal dio Marte, protettore della Florentia romana.
Quando, nel XIII secolo, gli Ordinamenti di Giustizia divisero la città in Sestieri, cioè in sei zone, e ogni Sestiere in Quartieri, cioè in quattro Compagnie dotate di un proprio gonfalone, la Compagnia in cui si trovava piazza della Passera prese il nome di Quattro Leoni, grazie al suo gonfalone su cui erano dipinti quattro leoni rossi su fondo giallo. Quando al tempo di Cosimo de’ Medici, primo granduca di Toscana, sorse la trattoria, questa ebbe per insegna i “Quattro Leoni” simbolo del quartiere, insegna che da allora è rimasta immutata.

A primavera, piazza della Passera è uno spettacolo: in questa stagione è possibile mangiare all’aperto, sotto i tendoni, circondati da siepi di bosso e da quei laboratori artigianali che da secoli sono linfa vitale per il quartiere.